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Tomba del Triclinio, Tarquinia |
Belle,
misteriose, potenti e consapevoli. Così erano le donne etrusche. Per
incontrarle basta andare a Tarquinia, scendere i gradini di una delle tante
tombe della grande necropoli e sgranare gli occhi. Esse ci appaiono dipinte a
freschi colori, riemergendo dalla notte dei tempi, con i loro volti assorti, i
capelli raccolti sulla nuca o ricadenti a boccoli e trecce. Indossano abiti di
sottilissimo lino ricamato e trapunto, mantelli di lana dai bordi ben rifiniti,
calzature fantasiose, le più fantasiose che si possano immaginare, con punte
rivolte all’insù, come era di moda, seguendo il gusto orientale.I bracciali,
di pietre e metallo, sembrano tintinnare ancora; gli orecchini, le ghirlande di
foglie d’oro e le collane di ambra trasparente incorniciano ed esaltano quei volti,
resi ancora più femminili e sensuali dalla sottolineatura dei tratti ottenuta
con terre colorate. Molte si presentano danzando: alcune si muovono con passi
accorti, consapevoli dei simboli e sensibili al tocco dei misteri; altre,
eccitate, si lasciano andare ad impeti selvaggi, gettano indietro la testa,
piegano le lunghe mani, scuotono le nacchere in ritmi folli che si propagano
ovunque e si trasmettono alla natura circostante. Spesso sono adagiate su letti
coperti di stoffe e cuscini preziosi, tra ghirlande multicolori, circondate da
ospiti pieni di vita, da danzatori e giocolieri che riempiono l’aria di magica
gioia e dai servi che, vestiti di una sola coroncina di mirto, attendono
silenziosamente ai loro compiti.
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Tomba degli Scudi, Tarquinia |
Gli uomini le guardano con rispetto e le
sfiorano con delicatezza, offrendo con un sorriso l’uovo, simbolo di feconda
immortalità. Ecco le potenti donne etrusche che, disprezzate dai greci e dai
romani ma tenute in pregio dalle grandi famiglie di cui erano il fulcro,
tiravano i fili della politica, e solleticavano le ambizioni dei loro uomini. Tra
queste signore, pervase di cultura e raffinatezza, alcune sono passate alla
storia per esserne state delle vere protagoniste. E’ il caso di Tanaquilla,
vissuta nella splendida Tarquinia del
VII sec. a.C. Nobile, ricchissima, ambiziosa, era circondata da una sacralità
speciale. Nessuna come lei era esperta nelle dottrine che Tagete, dèmone
etrusco, un giorno, affiorando da un solco del terreno, aveva rivelato al
popolo della sua città.
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Tanaquil, Domenico Beccafumi, 1519 |
Sapeva leggere i
segni attraverso i quali si manifestavano gli dei e , come toccata dal divino,
aveva il dono di interpretarli e di allontanare ogni significato che
ostacolasse i suoi progetti e la sua volontà, trasformando così il suo fascino
divinatorio in potere personale, al quale tutti finivano per piegarsi. Sposò
Luchmon, figlio di una tarquiniese e del greco Demarato che, fuggito da Corinto
con un seguito di ceramisti eccellenti e di pittori squisiti, si era trasferito
a Tarquinia, inondandola di bellezza e ricchezza. Ma a Luchmon, proprio perché
figlio di uno straniero, sia pure così eminente, non era permesso, dalle
rigorose tradizioni etrusche, di percorrere la carriera politica fino ai
massimi livelli. L’esclusione dai giochi del potere sembrò intollerabile a
Tanaquilla, che convinse il suo uomo a trasferirsi a Roma, città ancora giovane
e in cerca di una propria identità, dove tutto poteva accadere a chi era
intelligente, intraprendente e ricco. Orgogliosa e impavida, fu proprio lei a
prendere personalmente le redini del pilentum
a quattro ruote, carico di vasi dipinti e di preziosità di ogni genere, con il
quale, lasciando Tarquinia insieme al suo compagno, affrontò un destino che
avrebbe cambiato la storia. Sul Gianicolo, il primo colle di Roma che si
incontra giungendo dall’Etruria, accadde un evento prodigioso: un’aquila
piombando dal cielo ad ali spiegate, ghermì il cappello di Luchmon e dopo aver
volato con alti stridi, glielo ripose in capo, come se solo per questo fosse
venuta. Infine si rialzò in volo e sparì nel cielo altissimo. Luchmon ritenne
infausto il presagio e ne rimase sopraffatto. Tanaquilla, invece, abbracciò con
riverenza il marito e vaticinò la gloria che lo attendeva: l’aquila scesa da
altezze così grandi era un messaggio dei Numi e aveva tolto e rimesso il
berretto etrusco sulla sua testa per significare che con lui stava entrando in
città un vero capo che, voluto dagli dei, avrebbe reso Roma più grande e più
potente. Infatti Luchmon, che era saggio e generoso, divenne re con il nome di
Lucio (Luchmon) Tarquinio (proveniente da Tarquinia) Prisco, il primo dei re
etruschi. In quel tempo Roma non era una vera città, sui colli tiberini
esistevano solo sparuti gruppi di villaggi e nei luoghi pianeggianti regnava
ancora la palude. Tarquinio la drenò, trasformò il terreno prosciugato in
mercato, il futuro Foro Romano e di qui fece partire un reticolo di strade
lastricate tra le quali la Via Sacra.
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Campidoglio, Tempio di Giove Capitolino |
Poi costruì gli edifici che sarebbero
rimasti per sempre il nucleo monumentale dell’Urbe, e gettò le fondamenta del
tempio di Giove Capitolino. Infine, trasmise ai romani tutti i cerimoniali e i
simboli che a Tarquinia significavano l’autorità:
i littori con i fasci di verghe e la scure, le porpore ricamate, le corone d’oro,
i troni e gli scettri d’avorio sormontati dall’aquila e l’uso di trionfare sul
carro aureo a quattro cavalli. Musici, danzatori, atleti, artisti invasero la
città e riuscirono ad incantarla. Da allora Roma incominciò a rincorrere un
sogno. Il suo esercito l’ avrebbe messa a capo di un impero, uno dei più grandi
della storia. Ma furono gli etruschi, all’inizio, a darle un cuore.
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Tomba etrusca (VI sec. a.C), Necropoli del Martarello, Blera (VT)
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Bella anche la donna dell'ultima foto: bruna, occhi affascinanti e sorriso coinvolgente. L'archetipo della donna etrusca.
RispondiEliminaahahah!...grazie! ;-)
EliminaBellissimo il post ma ancor più la dea che fa capolino nell'ultima foto... Ramtha, non sei mai stata così bella!
RispondiElimina...è che in certi posti mi sento a casa... :-)
RispondiEliminaComplimenti, bellissima e affascinante descrizione ! fa molto riflettere sulla considerazione delle donne all'epoca ed ai giorni nostri ! Questo blog non smette di stupire ! Speriamo di aver presto altre buone nuove da Marte :-)
RispondiEliminaresta in contatto, Felide! ;-)
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