lunedì 2 febbraio 2015

E' quello di Fabricio il ponte più antico del mondo?!

Vi siete mai chiesti qual'è il ponte più antico di Roma?! Di solito si fa riferimento al Ponte Milvio, che esisteva già nel II sec. a.C.. In realtà le fonti ci tramandano che il primo ponte costruito per collegare le sponde del Tevere fu il Sublicio, il cui rifacimento in legno risalirebbe all'epoca di Anco Marzio, sul finire del VII sec. a.C. Furono proprio le travi in legno usate, dette sublicae, a dargli il nome. Bisogna considerare però che tali opere concepite in origine in legno, furono fatte più volte ricostruire, in tutto o in parte. Ponte Milvio , per esempio, fu fatto parzialmente saltare da Garibaldi, nel 1849, per ostacolare l'avanzata delle truppe francesi.
Il ponte Fabricio invece,  che è uno dei due ponti che collegano Roma con l'isola Tiberina, esiste, ma sopratutto "resiste", integro, da più di 2000 anni. Fu edificato nel 62 a.C., al posto di uno precedente in legno. Si può ben dire, quindi, che fra i ponti che si sono mantenuti nella loro struttura originaria, è il più antico di Roma e forse del mondo! Il ponte Fabricio deve il suo nome a Lucio Fabricio, il curatore romano delle strade, il cui nome ancora campeggia sulle arcate. 
Bisogna sapere che l'attraversamento del Tevere, fino in tempi relativamente recenti, non era cosa così banale come oggi: i ponti non erano molti, e le piene ricorrenti del fiume mettevano a dura prova la stabilità di quei pochi. La gestione e il mantenimento dei ponti era quindi un compito di vitale importanza strategica e coloro che se ne occupavano, nella Roma antica, erano personalità illustri e rispettatissime. Essi si investivano spesso anche di un potere sacro e operavano le ritualità necessarie ad ottenere il favore degli dèi. Oggi ne abbiamo traccia nella stessa parola "pontefice", che deriverebbe da pontem facere: il pontefice era il "costruttore di ponti"!

Niente di più ovvio perciò che il Fabricio abbia voluto con tanta enfasi tramandare ai posteri il suo impegno per la costruzione dell'opera, facendo apporre, su entrambi i lati delle due arcate principali, quattro iscrizioni con lo stesso testo, L(ucius) Fabricius C(ai) f(ilius), che, in qualità di magistrato responsabile delle strade,  cur(ator) viar(um), ne curò la costruzione (faciundum coeravit); lo stesso Fabricio (eidemque) provvide al collaudo della struttura (probaverit), come ricorda un'altra epigrafe incisa anche in questo caso su entrambi i lati del ponte, al di sopra dell'arco di piena;
in seguito, dopo le piene degli anni 23 e 22 a.C., e i conseguenti restauri, furono aggiunte sull'arcata più vicina alla sponda del Tevere, altre due iscrizioni, al di sotto delle precedenti, con i nomi dei consoli in carica nel 21 a.C., Quinto Lepido e Marco Lollio, che, per decisione del senato, ex s(enatus) c(onsulto), ripeterono il collaudo (probaverunt)Per i romani il ponte Fabricio è anche noto come il "ponte quattro capi", e questo a causa di una leggenda, che vale la pena raccontare. Si dice che verso la fine del 1500, quando Sisto V decise di far restaurare il nostro ponte, assegnò tale compito a quattro architetti.
Essi, nell'arco del periodo necessario a svolgere l'incarico assegnatogli, diedero prova di grande scandalo a causa dei loro continui litigi per futili motivi e della perenne discordia che li animava. Sisto V  attese pazientemente che i lavori di restauro giungessero al termine, quindi catturò i quattro architetti e li fece giustiziare proprio lì, sullo stesso ponte che essi si erano affaccendati a restaurare. A titolo di monito, secondo la leggenda, Sisto V fece collocare sul ponte Fabricio due sculture, che rappresentano i volti dei quattro architetti, sculture che sono ancora oggi visibili. Ciascuna delle 4 teste rivolta sdegnosamente le spalle alle altre tre, nonostante facciano parte di un'unica statua: e così quegli architetti che in discordia sono stati nella vita, ora sono condannati per l'eternità a condividere lo stesso spazio! Si tratta nella realtà di due bellissime erme, forse in origine realizzate in Grecia, databili al IV sec. a.C. e probabilmente destinate a decorare l'ingresso di un qualche contesto sacro dell'antica Roma. Ogni erma presenta alcune delle teste con i tratti cancellati. Un'ipotesi suggestiva è che durante i riti di culto i devoti ne accarezzassero il volto, atto che doveva essere evidentemente considerato di buon augurio. Per la serie "non è vero ma ci credo", passando sul ponte, io una toccatina gliela darei!

10 commenti:

  1. Ma quanta roba! Quante foto! quanto testo! quanto colore! quante notizie! e soprattutto quanta Paola! (eh..eh.. ed io sono stato tra i primi a sapere del "trasloco virtuale"!).

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    1. e ci te l'ha detto?! ;-) c'hai i poteri?! =D

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    1. grazie, Diego...avevo la necessità di dilatare un po' gli spazi dei miei post...un blog è quello che ci voleva...il vostro sostegno è molto importante per me ...migliorerò...;-)

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  3. Sono passeggiato tante volte sul Ponte Fabricio e mai saputo la sua storia, Gracie Paola, prendo nota!!!

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  4. ottimo, Serafin!...ora lo vedrai con occhi diversi! :-)

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  5. Grande Paola. Mi trasmetti sete di conoscenza. TAnte cose che ho imparato vengono da tuoi incipit. Grazie.

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  6. Bella PAOLA ... complimenti per il BLOG !

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  7. bellissimo blog, seguirò con piacere

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